28 agosto 2017

Quando si muovono i colossi, c’è sempre qualcosa da imparare. Alla fine è ciò che accade anche quando si investe: si seguono i passi dei top player e si cerca di capitalizzare sul loro intuito (BitCoin, anyone?)

I temibili Millennials e la pubblicità

Partiamo dal dato: le agenzie di pubblicità devono fare i conti sempre più con il segmento dei millennials, la generazione di consumatori nati fra gli anni ’80 e i primi 2000. Quindi, a grandi linee, la fetta di popolazione che oggi ha fra i 17 e 37 anni. Questa parte è quella più scontata, più comune: con il “maturare” di una nuova generazione, le agenzie pubblicitarie (e le aziende in generale) devono adattare la loro comunicazione a questi nuovi consumatori.

È però vero che, in questo momento, il passaggio a cui stiamo assistendo pare avere una portata epocale. Al tempo della transizione fra Baby Boomers e Generazione X, sicuramente si è cambiato molto il messaggio e il modo di comunicarlo. D’altra parte però, il mezzo prediletto era rimasto sempre lo stesso: la Televisione.

Secondo gli analisti, nel corso degli ultimi mesi del 2017, il numero di dispositivi mobile dotati di schermo supererà quello delle televisioni esistenti. A livello mondiale, naturalmente. Ed ecco la sfida: i millennials stanno rendendo la vita difficile a chi cerca di offrire loro prodotti, perché non guardano più la TV. Si, sicuramente ciò che ho scritto è una generalizzazione (leggereste 10 pagine di trattato su questo tema?) e, si, sono certo che moltissime realtà abbiano già adattato la loro comunicazione ai nuovi media.

Nuovo mezzo, nuovo concept

Però non sentite la terra che trema? Non avvertite i passi dei giganti? Facebook e Google si stanno muovendo per assecondare uno degli ineluttabili trend del momento: il video. Tutti ne parlano come fosse una novità, ma in realtà si utilizzano immagini in movimento per catturare l’attenzione dell’utente da più di un secolo. L’inghippo è che non si parla più dello stesso medium: dalla TV, l’attenzione si sta spostando al dispositivo mobile.

Facebook, come ormai tutti sanno, punta in modo massiccio sui video da parecchio tempo. Il problema che si trova ad affrontare è che moltissime aziende ed agenzie investono budget esorbitanti per sviluppare pubblicità adatte al mezzo televisivo. Quando però queste aziende cercando di riversare la pubblicità tradizionale sui canali social, l’efficacia diminuisce drasticamente.

Per questa ragione, il colosso di Menlo Park sta portando a termine un progetto pilota che consiste nell’affiancare alcuni top brand (fra le tante, spicca la case history di Bose) nell’adattare la pubblicità pensata per la TV al mezzo social.

Troppo mobile = Zero mobile

Nel frattempo, due Golf Club più in là, Google si sta sempre più allineando con le nuove abitudini dei consumatori. Anche se non riguarda l’ambito advertising, l’annuncio segna la fine di un’epoca: l’azienda ha infatti annunciato di voler gradualmente abbandonare Instant Search, la funzione che, anche durante la digitazione, mostrava già i risultati della ricerca. Da ora in avanti, la ricerca sarà avviata soltanto quando l’utente premerà il tasto invio.

Ma cosa ha spinto Google ad abbandonare questa funzione? Il motivo è davvero semplice: Instant Search è nata nel 2010, quando la maggior parte delle ricerche avveniva su desktop. Ora che la bilancia è decisamente a favore dei dispositivi mobile, l’azienda ha fatto sapere che sarebbe troppo complesso realizzare un prodotto di qualità con una tale varietà di dispositivi.

Perché leggere quando puoi guardare?

A prendere il posto di questa funzione, Google sta implementando un’altra piccola innovazione nel mondo dei video. Ogni volta che, con il nostro dispositivo mobile, cercheremo qualcosa che può avere come risultato un video (ad es. risultato partita Modena Volley), il primo risultato sarà una serie di video che Google ritiene pertinenti alla tua ricerca.

Come sappiamo però, fidarsi di un’immagine in miniatura può essere ingannevole. Magari cerchiamo gli highlights della partita e finiamo a vedere il video di uno YouTuber che si riprende, in camera sua, mentre commenta il match. Per questo, Google farà in modo che ogni video mostri una preview di 6 secondi, senza audio, che ci consenta immediatamente di capire se il video in questione è esattamente ciò che stiamo cercando.

Come per moltissime innovazioni di Google, la prima reazione è un’alzata di spalle e uno sguardo indifferente. Io stesso non penso possa essere un’invenzione che ci cambierà la vita, ma se il motore di ricerca più utilizzato al mondo cambia il modo di servirci i contenuti, vale la pena interrogarsi sulle motivazioni. E in questo caso, proprio a causa delle nuove abitudini dei millennials, pare chiaro che mobile e video siano le parole chiave.

 

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